Archivi del mese: ottobre 2014

MAN RAY a Villa Manin

Dopo il successo della precedente mostra autunno-inverno su Robert Capa, Villa Manin decide di ospitare un’altra mostra monografica di fotografia scegliendo come protagonista un grande artista del Novecento: Man Ray.

Squadra che vince non si cambia.

Infatti il percorso museale rimane invariato e le soluzioni espositive non meravigliano i visitatori che conoscono Villa Manin (apro una parentesi: perché mai dovrebbero farlo? Forse la forza di questa ricetta sta proprio nel consolidamento di una soluzione vincente).
I curatori della mostra sono Guido Comis (che non conosco, curatore del Museo d’arte di Lugano) e Antonio Giusa (che conosco, Professore di Storia e tecnica della fotografia all’Università degli studi di Udine).
Loro stessi dichiarano che “l’intervento curatoriale è stato leggero”, confermo e aggiungo un altro aggettivo: didattico.
Leggero e didattico non sono accezioni negative, servono a descrivere che tipo di impostazione è stata scelta per presentare al pubblico la storia del pioniere della fotografia come forma d’arte.
Ottima mostra, da questo punto di vista.

Si comincia con una classica linea del tempo vitale dell’artista (1890-1976) dove sono segnati i vari eventi cruciali che verranno spiegati durante il percorso, il quale procede generalmente in modo cronologico dove ogni sala ha un tema.

Si parte dunque dalle influenze avanguardiste che portarono MR a rifiutare la borsa di studio in architettura con una sala dedicata alla Galleria 291 e all’Armory Show, alla sperimentazioni di nuove tecniche e il grande acquisto della macchina fotografica per immortalare le sue stesse opere (e poi venderle).
Non si può citare Man Ray senza nominare Marcel Duchamp, l’incontro che gli cambiò la vita, i due divennero amici (bellissima la riproduzione degli scacchi originali con cui i due si dilettavano, posizionata al centro della seconda sala) e in mostra ci sono anche le meravigliose foto che attestano la produzione duchampiana di quegli anni (meraviglioso lo scatto della polvere depositata nel Grande vetro).

Elevage de poussiere - Man Ray, 1920

Elevage de poussiere – Man Ray, 1920

> NOTA PIGNOLA: aggiungete il cappellino alla e di même nel cartellino sul Grande Vetro, i francofoni ve ne saranno grati.

Fu proprio Duchamp a convincere l’amico a trasferirsi a Parigi per vivere il fermento artistico di Montparnasse negli anni ’20.
A Parigi Duchamp presentò al nuovo arrivato tutti i circoli culturali dell’epoca, così MR non si attardò nei convenevoli e cominciò subito a farsi conoscere come artista, con i vari ready made ironici e dallo spirito dadaista che in questa mostra vengono ampiamente mostrati (celebre il ferro da stiro Cadeau ma particolare è vedere dal vivo L’enigme d’Isidore Ducasse e provare a indovinare cosa c’è sotto quella coperta).

La sperimentazione cinematografica sotto l’influenza della corrente surrealista viene presentata nell’enorme sala a doppia altezza, nella quale sono stati appesi due schermi contrapposti su cui vengono proiettati in contemporanea diversi documentari (L’étoile de mer a sinistra e Emak-bakia a destra), comodamente visibili da dai divanetti posti al centro della sala.

Emak-bakia - Man Ray,  1926

Emak-bakia – Man Ray, 1926

Tra gli anni venti e quaranta MR scattò i più bei ritratti  delle personalità del tempo, dal Picasso bronzeo al morente Proust, dall’oscuro Joyce al giovane Hemingway; personalmente trovo meraviglioso il ritratto fotografico di Geltrude Stein vicino al ritratto pittorico regalatole da Picasso nella medesima posa, notevoli anche i due scatti fatti alla Marchesa Casati, pazza come quei due cavalli bianchi dietro di lei, rigorose e ottocentesche le foto a Giorgio de Chirico.

Molte di questo fotografie sopracitate sono conservate nell’archivio veneziano dell’Asac, le altre invece sono per il 75% provenienti da collezioni private svizzere, in molti cartellini invece non c’è scritto nulla a riguardo.

MR visse pienamente l’euforia parigina e si innamorò del corpo di innumerevoli donne che non poté fare a meno di immortalare nella loro nudità, senza alcuna censura.
Personalmente credo che le quattro di foto scattate da MR e usate come illustrazioni per il libro 1929 di Louis Aragon e Benjamin Péretsiano, siano  il primo caso di materiale fotografico dal contenuto pornografico che fu stampato e pubblicato in Europa (qualcuno mi corregga se azzardo troppo).

Man Ray - illustrazione per la sezione di poesie Automne della raccolta "1929"

Man Ray – illustrazione per la sezione di poesie Automne della raccolta “1929”

Vi segnalo questa serie perché non non la troverete in mostra.
Al contempo i curatori hanno scelto di esporre una foto della serie Prière e due di quella Bondage, a mio parere stupende.
La sensualità delle forme del corpo femminile predomina in tutto il percorso (e nel repertorio dell’artista): le curve morbide di Kiki in primis (usata anche come immagine di copertina della mostra in Noire et Blanche del 1926) passando per Meret Oppenheim nella famosissima Erotique violée, sfociando poi per le varie commissioni da parte delle riviste di moda tra le quali Vogue.

Durante il percorso vengono spiegate in dettaglio le diverse tecniche usate e inventate da MR, una sala è dedicata alla Rayografia (tecnica dadaista per eccellenza in ambito fotografico) e un’altra alla tecnica della solarizzazione, con la bellissima Primat de la matière sur la pensée.

Man Ray - Primat de la matière sur la pensée, 1929

Man Ray – Primat de la matière sur la pensée, 1929

Il percorso si conclude con gli anni americani e il ritorno alla pittura; credo che questa sezione sia quella più interessante poiché meno conosciuta.
MR era un bravo disegnatore e alcuni suoi dipiti sono davvero validi, sto parlando degli ultimi due quadretti ispirati alla natura, mai banali, difficilmente classificabili in una singola categoria.
L’ultima sala omaggia l’ultima compagna e musa Juliet, che ormai vecchia da uno schermo appeso ci parla del loro pazzo matrimonio a quattro e di com’era svegliarsi alla mattina affianco a un’uomo come Man Ray.

A concludere il percorso della mostra è l’Autoritratto (fotografico) dell’artista scattato nel 1943.
MR guarda dritto in camera con un occhio, l’altro si dirige leggermente verso l’alto ed è allora che si nota che la parte sinistra del suo volto è completamente rasata mentre in quella destra rimane mezzo baffo, mezza barba, una basetta e mezzo pizzetto.
Duqnue, scendendo le scale e tornando nella hall della villa, mi sono domandata come mai concludere con questa foto la mostra?

Penso si tratti di un invito a non credere che tutto ciò che abbiamo visto è Man  Ray, d’altronde il suo non è altro che uno pseudonimo.
MR è anche l’uomo che ha fotografato senza l’uso della macchina fotografica, che ha voluto provocare il nostro intuito e mettere in dubbio la realtà materiale, dando così vita ai suoi sogni notturni, cancellando la luce e manipolando la pellicola, illudendo e mostrando allo stesso tempo.

Man Ray - Senza titolo, 1943

Man Ray – Senza titolo, 1943

CONSIGLI
Se non conoscete Man Ray andateci, dopo questa mostra non lo ricorderete più solo come quello della donna violino (Le Violon d’Ingres c’è, non vi preoccupate).

Do lo stesso consiglio anche a chi già conosce Man Ray, una mostra monografica a riguardo con una quantità tale di opere è rara in Italia (la precedente è stata fatta dallo stesso curatore nel suo museo a Lugano) e vi mostrerà le varie fasi della sua carriera: ho cercato di non usare il termine artista poliedrico fino a questo punto ma non posso più farne a meno.

Per i filologici della fotografia non aspettatevi di vedere stampe originali, ce ne sono molto poche, di negativi nemmeno l’ombra ma, rullo di tamburi, sono esposte due macchine fotografiche usate da Man Ray.

Macchina Fotografica di Man Ray

Macchina Fotografica di Man Ray

Man Ray a Villa Manin
Dal 13 Settembre 2014 a 11 Gennaio 2015

Visitata 11/10/2014

Durata: 1h e 30 – 2h

Costo: 10€ pieno /8€ ridotto

Nota al lettore: ciò che ho scritto qua sopra è una recensione soggettiva, è quello che ho PROVATO e PENSATO durante mia esperienza museale, o che almeno ho RICORDATO.
Per alcune informazioni ho usato l’ottimo opuscolo informativo che si riceve all’entrata della mostra, il sito della Digital Photographic Library permesso da Man Ray Trust per alcune foto, inoltre ho letto e citato l’intervista di Terry Peterle ai curatori.