Corcos, una retrospettiva di inediti

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Ilaria Taddei, principale curatrice della mostra Corcos – I sogni della Belle Époque, ha allestito nelle sale di Palazzo Zabarella (Padova) un enorme lavoro di ricerca nell’ambito del collezionismo storico.
In questa grande retrospettiva sono stati appesi alle pareti più di 100 dipinti del pittore livornese Vittorio Maria Corcos (1859-1933) e, per non annoiare a morte nessun critico d’arte, sono stati esposti ben 51 inediti provenienti da collezioni private.

Autoritratto e Ritratto deglia moglie Emma

Autoritratto (1913) e Ritratto della moglie Emma (1889) – Vittorio Corcos

Ed è con l’autoritratto dello stesso pittore che la mostra ha inizio.
Nel 1913 Corcos si dipinse allo specchio in un formato classico ed ottocentesco, a mezzobusto con gli strumenti del mestiere (i pennelli macchiati di colore alle spalle) poiché il quadro sarebbe stato poi esposto alla Galleria degli Uffizi per una serie di ritratti di artisti.
Ed è già con questo dipinto che l’osservatore attento può intuire l’estetica pittorica e la tecnica di Corcos: il volto è curato in ogni minimo dettaglio, la peluria dei baffoni bianchi è perfetta tanto quanto l’espressione decisa del volto di un pittore consolidato.
Tralasciando il viso, tutto il resto non è ben definito: lo sfondo inesistente, i pennelli accennati con pochi tratti, la colonna abbozzata e la stessa sua mano destra è fugace.

Lo stile di Corcos, riassumendolo alla Bignami, è proprio questo.

  • Caratterizzazione dell’effigiato tramite lo sguardo e l’espressione del volto
Confronto tra i due ritratti di Goisue Carducci - Vittorio Corcos (1882)

Confronto tra i due ritratti di Giosuè Carducci – Vittorio Corcos (1892)

L’interesse di Corcos per la resa pittorica dell’animo umano è evidente nella comparazione tra i due ritratti di Giosuè Carducci presenti nella seconda sala.
Da queste due interpretazioni si capisce che il pittore dipingeva per primo il volto e, in particolar modo, l’espressione degli occhi, fulcro del suo interesse, dopodiché completava il resto come fosse un contorno accessorio.
Nel caso dello scrittore, il primo ritratto non convinse l’artista che lo abbandonò per intraprenderne uno nuovo, quasi identico dal punto di vista compositivo ma questa volta lo sguardo raccolse perfettamente l’identità (o la volontà) del poeta.

Paolina Clelia Silvia Bondi - Vittorio Corcos (1909)

Paolina Clelia Silvia Bondi – Vittorio Corcos (1909)

Le donne sono le protagoniste indiscusse del repertorio di Corcos: un’indagine sull’animo femminile e sul ruolo della donna a cavallo tra fine ottocento e inizi novecento.
Gli occhi da cerbiatta della giovane Paolina Clelia Silvia Bondi sono incantevoli ed il suo volto è carico di una purezza e sensualità inaudita.
Accurata è la resa della pelle del volto, morbida e con la tendenza ad arrossire per pudore.
Questo ritratto dalle influenze preraffaellite conclude il percorso museale dell’esposizione, incastonato vicino alla porta d’uscita come chef-d’œuvre finale ma estremamente fuori contesto rispetto alla sala dove si trova, quella dedicata ai dipinti di Castiglioncello.

  • Attenzione meticolosa per la resa delle superfici e della materia

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Nel 1880 Corcos si trasferì a Parigi, fulcro per antonomasia di frivolezza e benestare, dove il pittore si mantenne dipingendo innumerevoli ritratti e composizioni di fanciulle amorevoli dai toni pastello.
Alle fringuelle della Belle Époque è stata dedicata una passerella al primo piano del palazzo: tra donne a passeggio con cagnolino e languide occhiate delle giovani borghesi, una ragazza tiene sulla spalla una colombina.
Il tulle bianco che avvolge la sua figura è stato reso in modo stupefacente, tanto che in trasparenza appaiono le foglie striminzite di un roseto giallo dietro il tessuto accartocciato e voluminoso.

  • Accenni in resa impressionistica di dettagli o dello sfondo
Jeune femme se promenant au Bois de Boulogne (1883-85); La figlia di Jack La Bolina (1888) - Vittorio Corcos

Jeune femme se promenant au Bois de Boulogne (1883-85); La figlia di Jack La Bolina (1888) – Vittorio Corcos

L’influenza parigina dell’amico De Nittis (anche lui presente con qualche quadro in questa mostra) oltre a quella dei contemporanei impressionisti si fa sentire in certe opere, nelle quali è molto evidente l’impegno di Corcos nel cercare di innovarsi e proiettarsi verso il nuovo secolo.
Il livornese cercò di abbandonare quella sua precisione imparata all’Accademia fiorentina e profondamente classicista per far sì che tratti rapidi e fulminei diventassero forme, come l’improvvisato cappellino fiorito de La figlia di Jack La Bolina, o per lasciare che alcuni segni di colore materico rimanessero in evidenza, come il riflesso di luce propria dell’ultimo bottone sulla giacca della Jeune femme se promenant au Bois de Boulogne.
Anche il giovane pittore si cimentò nella pittura all’aperto, en plein air, secondo la moda del tempo.

  • Lo sguardo decadente e pronto a decadere

Il tratto distintivo di Corcos è proprio questa costante punta amara e disillusa, che ci porta all’opera magistrale Sogni (1896).

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Lei è malinconica e allo stesso tempo sfrontata, siede su una panchina dai bordi sverniciati in una piccola pausa durante una passeggiata solitaria.
La rosa che porta con sé è sfiorita e sta perdendo i suoi petali, una pila di tre tomi gialli dai bordi consumati è stata appoggiata al suo fianco, come il cappello di paglia verde e l’ombrellino, tipicamente da passeggio.
Il vestito è sobrio e le scarpe laccate (anch’esse da passeggio), i gioielli non sono in vista e non c’è alcun fiocco, le mani sono coperte da lunghi guanti bianchi.
Le pesa la testa così appoggia il mento sul pugno della mano, soffermandosi ad osservare gli astanti.
Il suo sguardo è assonnato ed annoiato ma allo stesso tempo sembra sfidare l’osservatore, mentre la parete dell’edificio dietro di lei sta scolorendo e mancano già alcuni pezzi di intonaco: si sta risvegliando dal sogno.

Seguono due sezioni di ritratti mondani di nobildonne ormai stanche, in enormi saloni vuoti che sembrano schiacciarle.
I loro sguardi sono più malinconici che languidi, più scoraggiati che orgogliosi, ma non rinunciano a sfoggiare i loro abiti migliori e le acconciature più romantiche, come Yole Biaggini Moschini (1904).
Un grande vuoto in questa lunga retrospettiva viene generato dall’assenza de La morfinomane (1899), conservata in una collezione privata fiorentina che suppongo non la ceda facilmente.

In lettura sul mare - Vittorio Corcos (1909)

In lettura sul mare – Vittorio Corcos (1909)

Si raggiunge così l’ultima sala, dominata dalla luce del mare di Castiglioncello.
L’enorme tela In lettura sul mare mostra la figlia in compagnia di due giovanotti alto borghesi mentre spendono le ore pomeridiane sul lungo mare.
Tornano i tre libri ingialliti di Sogni ma questa volta la protagonista non è annoiata, tanto meno lo è il suo amico che in contrapposizione con lo sguardo di lei, che fissa l’osservatore, lui guarda dritto a sinistra, creando diversi giochi di sguardi e altrettanto opposte prospettive future.
Così Corcos ritrasse la nuova generazione in uno status di dormiveglia, quasi in attesa che qualche cosa li svegli definitivamente da un prolungato periodo di pace e di prosperità: la fine della Belle Époque e l’inizio della Grande Guerra.

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Il lavoro di curatela e gestione dell’impianto museale da parte di un ente privato quale la Fondazione Bano risulta a tutti gli effetti di grande qualità, un’attenzione che spesso manca negli enti pubblici.
La differenza si può notare già dalla promozione mediatica che l’ente ha intrapreso nei riguardi di questa esposizione, nonostante il suo autore sia mediamente poco noto al grande pubblico.
Il percorso museale si conclude passando per il bookshop pieno di chincaglierie ma anche del catalogo della mostra, proposto anche in versione ridotta.
Io ho preso la versione ridotta e due cartoline, non sono ancora così consumista da acquistare i magneti per il frigorifero.

Un segno inconfondibile di tutela che salta subito all’occhio del visitatore attento è l’ottimo stato di conservazione delle opere presentate, per giunta la maggior parte dotate di cornice originale.
Inoltre le luci sono direzionate sulle tele in modo da evitare il traslucido di riflesso e permettere ai visitatori di osservare sia da molto vicino che da lontano.
L’illuminazione è fondamentale per la riuscita di un’esposizione, e non sto parlando di fotografia. O forse sì.
Anche mettere un guardiano che non stia seduto a far nulla ma controlli i visitatori in ogni sala è un chiaro sintomo di finanziamento privato, certo non riescono ad impedire che qualche foto venga scattata comunque, e di ciò me ne rallegro.

 

Corcos – I sogni della Belle Époque – Palazzo Zabarella
Da 6 Settembre a 14 Dicembre 2014

Visitata 04/12/2014

Durata: 1h30

Costo: 12€ pieno /10€ ridotto over 65 / 6€ ridotto studenti fino ai 25

Nota al lettore: ciò che ho scritto qua sopra è una recensione soggettiva, è quello che ho PROVATO e PENSATO durante mia esperienza museale, o che almeno ho RICORDATO.
Cerco di capire ed intuire perciò spesso sbaglio, mi farebbe piacere essere corretta da un occhio esperto o da un visitatore più attento.
Per alcune informazioni ho usato il foglio informativo che si trova all’ingresso e il mini catagolo Guide Marsilio acquistato in loco per la modica cifra di 5€.
Le foto sono state scattate durante la visita, solo Giosué Carducci (collage di due immagini) e Sogni (immagine orribile, chiedo perdono)  provengono da fonti esterne.

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