Virgilio Guidi e Luigi Vettori, doppia mostra a ParCo

Dal 2010 Pordenone possiede una Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea intitolata ad Armando Pizzinato.
Lo spazio di ParCo è enorme rispetto alla collezione che possiede ed è difficile che tutte le sale vengano adibite ad una sola mostra, questo è il caso della doppia esposizione con spazi separati per Virgilio Guidi e Luigi Vettori.

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Mi sono chiesta come mai non riesco a parlare di questa mostra.
Normalmente quando una cosa interessa si ha un’opinione in merito e viceversa, perciò credo che questa mostra non abbia effettivamente suscitato il mio interessante.

 E sti cazzi?
Sì, ovviamente sì.

Mi sono invece chiesta come sia possibile che una mostra così curata (a parte i quadri storti e la doppia illuminazione e la mancanza di date certe per Vettori), dai grandi spazi e dalla rigorosissima impostazione evolutiva e quindi cronologica, comprensibile praticamente a chiunque anche senza la lettura dei rari pannelli con lo spiegone, non mi piaccia.
Forse una mostra così avrei potuto allestirla anch’io, che appunto non ne ho mai curata una, poiché è accademicamente “giusta” ed è un pacchetto pronto per il visitatore medio che perde la memoria ancor prima di uscire.

Perché?
Perché, a discapito dei due artisti in questione, è una mostra che non ha un’anima e non emoziona.

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Virgilio Guidi – “Il destino della figura”
viene presentato in otto sezioni dove il visitatore intuisce il suo percorso artistico e le sue ricerche spaziali e figurative, dai quadri ottocenteschi arriviamo ai monocromi bianchi di silhouette stilizzate appena percettibili.

Figura nello spazio, Virgilio Guidi negli anni '80

Figura nello spazio, Virgilio Guidi, anni ’80

La comprensione è immediata, la qualità estetica delle tele di Guidi è apprezzabile sia per i colori accesi che per le enormi dimensioni che coinvolgono e dialogano con l’osservatore e quasi lo cercano, nei mille occhi onnipresenti.
Non ho capito di chi siano questi occhi.

Virgilio Guidi, anni '70

Virgilio Guidi, anni ’70

 

Luigi Vettori è stato distribuito su i due piani dell’edificio originario da cui poi si è sviluppato il museo, perciò qui gli spazi sono quelli di una villa medio borghese adattata a spazio espositivo tramite le varie pareti in cartongesso.

In primo piano, copia da Canova

In primo piano, copia da Canova di Vettori

Quest’altro percorso è stato intitolato “Un’eredità spezzata” a causa della morte prematura dell’artista all’età di neanche 28 anni durante la seconda guerra mondiale.
Vettori era un pordenonese acquisito, date le sue indiscusse capacità grafiche e pittoriche già manifeste durante l’infanzia, venne iscritto all’Accademia Veneziana dove trovò Virgilio Guidi come maestro.

Copia da Venere - scultura e disegno di Vettori

Copia da Venere – scultura e disegno di Vettori

Ecco spiegato il motivo della doppia mostra, il trentesimo anniversario della morte di Guidi è stata un’opportunità per riproporre una retrospettiva (potrei dire quasi completa) di un artista locale e che quindi fa parte dell’eredità culturale di cui il Museo si fa promotore e conservatore.
Il ragionamento fila a pennello.
Infatti Vettori fu un artista eternamente giovane che non raggiunse mai la maturità artistica: dal maestro recuperò dei vaghi accenni sullo studio della luce e poi si addentrò, nel poco tempo rimasto tra una battaglia e l’altra, nello sperimentare paesaggi, nature morte, ritratti di donne e nudi femminili, sfociando infine in un un’arte fascista con le sue due grandi composizioni (che ricordano Guttuso).

Luigi Vettori

(Villaggio d’Africa in costruzione) – Luigi Vettori

Nell’opera di Vettori si nota soprattutto l’influsso di Cézanne per la costruzione dei volumi nei suoi paesaggi, e quella di Modigliani per i ritratti di donna dagli occhi spenti (che furono e sono tutt’ora i suoi lavori più apprezzati).

Donna in nero (ritratto di Linda Spanghero) - Luigi Vettori,  1932-33

Donna in nero (Ritratto di Linda Spangaro) – Luigi Vettori, 1932-33

Il percorso artistico si spezzò mentre stava provando a dipingere il sentimento materno e la sfera degli affetti familiari, forse proprio quei sentimenti di cui sentiva maggiormente la mancanza sul fronte.

Ritratto di Anita, 1939, Luigi Vettori

(l’inquietantissimo) Ritratto di Anita, 1939, Luigi Vettori

Detto ciò la mostra è conclusa, buonasera signorina e arrivederla.


Cosa manca a questa mostra?

  •  Un’anima.
    Sono due mostre fini a sé stesse che dialogano solo dal punto di vista storico della relazione maestro-allievo.
  •  Un lavoro di ricerca.
    Se Guidi, essendo un artista di fama maggiore rispetto a Vettori , viene esposto in maniera ormai consolidata (questa è la mia impressione), di Vettori si espone tutto ciò che si ha: dai disegni infantili di estrema accuratezza agli studi dall’antico, dalle rare litografie ai quadretti di guerra sino alle ultime opere rimaste incompiute.
    Di Vettori mancano spesso le date e vengono proposte influenze artistiche disparate, da Giotto allo stesso Guidi, la cui influenza mi sembra sopravvalutata e fin troppo voluta, a mio parere il pittore se ne distaccò quasi subito e guardò piuttosto ai suoi coetanei, soprattutto il non citato ma plateale Gottuso.
  •  Il lavoro di restauro è stato portato a termine su numerose opere mentre per altre è terribile lo stato di conservazione: in Vettori, che usava superfici povere come il cartone o la carta intelaiata, spesso appare l’incurvatura preponderante e ben visibile del quadro appeso, e la conseguente impossibilità di metterlo sotto una più dignitosa cornice a vetro.
Pre e post restauro per il quadro di Luigi Vettori

Pre e post restauro del quadro di Luigi Vettori

Un po’ di marketing, non solo alla mostra ma a tutta la Galleria Pizzinato di Pordenone che è gestita in modo disperato tra l’assessorato comunale e le cooperative esterne, il risultato di questa confusa gestione è l’assenza del Museo dalla scena culturale locale e come punto di riferimento, o anche solo di passaggio, per i cittadini.

 

Luigi Vettori, Un’eredità spezzata, e Virgilio Guidi, Il destino della figura – Galleria ParCo
Da 8 Novembre 2014 a 8 Marzo 2015

Visitata 11/02/2015

Durata: 2h15

Costo: 3€ pieno /1€ ridotto

Nota al lettore: ciò che ho scritto qua sopra è una recensione soggettiva, è quello che ho PROVATO e PENSATO durante mia esperienza museale, o che almeno ho RICORDATO.
Cerco di capire ed intuire perciò non sono accurata e spesso sbaglio, mi farebbe piacere essere corretta da un occhio esperto o da un visitatore più attento.
Per alcune informazioni ho usato il foglio informativo che si trova all’ingresso, altre le ho estrapolate dal catalogo su Luigi Vettori consultabile nella Biblioteca Civica di Pordenone.
Le foto sono state scattate durante la visita, altre sono state scattate alle opere del catalogo (perciò tagliate in malo modo) mentre quella di Linda Spangaro proviene dalla locandina.

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