Archivi del mese: aprile 2015

I rossi accesi del Carpaccio in mostra a Conegliano

 Accogliere i visitatori con un calice di prosecco è un ottimo modo per iniziare una visita al museo.

Le bollicine mettono subito di buon umore e fanno scaturire il dialogo tra i visitatori di Palazzo Sarcinelli già dalla prima sala ovvero quella più “noiosa” con la linea del tempo e le informazioni biografiche degli artisti che normalmente vengono lette di sfuggita o saltata a piè pari.

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Con due sale introduttive (e due calici di Valdobbiadene) viene inquadrato il contesto storico e geografico in cui si muove la mostra dedicata a Vittore e Benedetto Carpaccio : da Venezia all’Istria.

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L’autunno magico di un maestro, il “Carpathio” quattrocentesco pittore di Stato per la Serenissima Repubblica di Venezia viene ricordato per quadri come questo e questo.
Con questo percorso espositivo si è voluto invece mostrare l’ultimo periodo del pittore, quello più maturo e allo stesso modo il più brillante della carriera, dove il vecchio Carpaccio ebbe il coraggio di mettersi in gioco guardando ai modelli stilistici di ragazzi 20 anni più giovani di lui.

Crocifissione e apoteosi dei dicecimila martiri del monte Ararat - Vittore Carpaccio (1515) Venezia, Gallerie dell'Accademia

Crocifissione e apoteosi dei dicecimila martiri del monte Ararat – Vittore Carpaccio (1515) Venezia, Gallerie dell’Accademia

E’ scontato dire che quello in mostra è il Carpaccio più bello, le opere più fantasiose e dai toni accesi, le stesse che 60 anni fa colpirono Giuseppe Cipriani ispirandolo per il suo piatto di carne cruda.
Il Carpaccio, appunto.

Per liberarsi dalle esigenze dell’ammuffita committenza veneziana Carpaccio porta avanti la sua ricerca pittorica nelle opere dei privati per la terraferma, e questa mostra è stata l’occasione giusta per ricomporre ciò che resta del Polittico di Santa Fosca e mostrarlo i tre santi, San Pietro Martire, San Sebastiano e San Rocco, in tutto il loro splendore.

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Polittico di Santa Fosca – Carpaccio (1514), Venezia – Zagabria – Bergamo

Un Carpaccio sfavillante che già prelude alla peculiarità coloristica dei manieristi (e senza aver mai visto l’Ezechiele di Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, naturalmente Vittore Carpaccio non si è mai recato a Roma) proprio mentre Rosso Fiorentino stava dipingendo la Deposizione di Volterra (1521).

San Paolo Apostolo - Carpaccio (1520)

San Paolo Apostolo – Vittore Carpaccio (1520) Chioggia, Chiesa di San Domenico

Il tratto peculiare di questo percorso espositivo è proprio il colore: rossi accesi (il manto di San Paolo Apostolo, qui sopra), tinte luminose, riflessi sgargianti (il Padre Eterno, qui sotto).

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Padre eterno benedicente fra cherubini, Vittore Carpaccio e bottega (1520) Sirtori (Lecco), chiesa parrocchiale dei Santi Nebore e Felice

Pezzo forte della mostra è la pala del San Giorgio e il drago, voluta e tenuta nascosta dai benedettini sull’isola di San Giorgio (Venezia).

Questa tela racchiude fra le sue trame tutta la poetica pittorica di Carpaccio, dall’immaginazione fervida per la resa del drago ruspante alla vegetazione “a ciuffetti”, dall’importanza dello spirito religioso del dipinto alla resa lenticolare dei ricci biondi di San Giorgio, dall’inquietanti resti umani in putrefazione al rosso vivo del sangue che sgorga dalla bestia.

San Giorgio e il drago - Vittore Carpaccio (1516) Abbazia di San Giorgio Maggiore

San Giorgio e il drago – Vittore Carpaccio (1516) Venezia, Abbazia di San Giorgio Maggiore

L’esposizione ci vuole mostrare anche l’ultimo Carpaccio, quello che si sposta verso le terre istriane per accogliere una committenza meno pretenziosa e poter lavorare in più libertà, fuori dal circolo veneziano.
Di questo periodo viene mostrata una bella pala con Madonna ed angioletti musicanti sul trono, naturalissimo quello nella posa di accordo del mandolino.

Pala Pirano - Carpaccio (1518)

(dettaglio) Pala di Pirano – Vittore Carpaccio (1518) Padova, Museo Antoniano

Dopodiché di Carpaccio si persero le tracce, viene presunto morto nel 1526; nel frattempo, a Venezia, Benedetto Carpaccio, essendo figlio d’arte, incominciò la carriera di pittore.

Il figlio riutilizzò i cartoni del padre per adempiere al gusto delle committenze in Laguna che, dai tempi del padre, non erano cambiate di molto.
Essendo chiaramente meno dotato del Maestro nel disegno quanto nella pittura, puntò sul colore, con risultati disastrosi. Si ritrovano gli stessi soggetti, le stesse composizioni e gli stessi vecchi trucchetti del padre, come il gusto per i manufatti tessili come ornamenti del trono.
E anche il piccolo angelo con mandolino.

Madonna in trono - Bartolomeo Carpaccio (1538)

(dettaglio) Madonna in trono – Bartolomeo Carpaccio (1538) Trieste, Civico Museo Sartorio

Affermare che Benedetto Carpaccio junior fosse un manierista credo sia esagerato, sicuramente si impegnò molto per rendere le sue tele il più possibile affini allo stile del padre. L’eredità di un maestro quale Vittore Carpaccio è difficile da imitare, figuriamoci superarla.

In conclusione quella di Conegliano a Palazzo Sarcinelli è proprio un’ottima mostra, qualitativamente parlando.
Il lavoro curatoriale di Giandomenico Romanelli è stato scrupoloso, il percorso espositivo è completo di bozzetti, disegni preparatori, mappe, fonti di ispirazione e tanto altro ancora.

Proprio alla fine della mostra il visitatore viene invitato ad intraprendere un viaggio, un itinerario tra le terre tarvisiane e bellunesi per scoprire i luoghi dell’arte veneta del 1500.
Mi sembra anche un’ottima occasione per visitare le cantine di Valdobbiadene.

Carpaccio – Vittore e Benedetto da Venezia all’Istria – Palazzo Sarcinelli L’autunno magico di un maestro.

Da 7 Marzo 2015 a 28 Giugno 2015

Visitata 22/03/2015

Durata: 2h00 Costo: 10€ pieno /8€ ridotto

Nota al lettore: ciò che ho scritto qua sopra è una recensione soggettiva, è quello che ho PROVATO e PENSATO durante mia esperienza museale, o che almeno ho RICORDATO. Altre informazioni utili e immagini di opere le trovate qui oppure sul catalogo edito da Marsilio.
Le foto sono state scattate durante la visita, tranne il San Giorgio e il drago che ho trovato sul sito internet della mostra.