Rinunciare a parlare

Da un po’ di tempo ho rinunciato a parlare.

Non sono mai stata al centro dell’attenzione, non ero io quella che alle elementari tutte le bambine volevano come amica, che le ragazzine si contendevano per poter giocare assieme, quella con cui i compagni volevano parlare.

Non sono mai stata qualcuno di rilevante in un contesto sociale.

Non sono mai stata eccellente, proprio in nulla in effetti, so fare un po’ di tutto e so parlare di qualsiasi argomento ma non ho un’unica passione in cui specializzarmici.

Non ho mai avuto una mania, direi piuttosto che mi sono fissata degli obbiettivi e che ho fatto quello che bisognava fare (e ancor di più) per raggiungerli.

Preferisco trovare la risposta che pormi la domanda, mi piace trovare soluzioni piuttosto che incontrare problemi.

Ho un livello di problem-solving altissimo.

Ed è forse proprio per questo che so quando mi trovo davanti ad una causa persa, quando tutto quello che si poteva fare è stato fatto ma il cancro è ancora lì.

Lo puoi tagliare, ridurre, staccare, livellare ma il tumore a volte è lì dentro e ci rimane perché trova terreno fertile.
Lui sa dove può crescere, perciò si nasconde per poi riapparire, ogni volta più forte, davanti a te che sei ogni giorno più stanca.

E la stanchezza uccide le parole, ormai inutili per risolvere il problema.

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